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27 August, 2016

Quando Madre Teresa disse: “Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto”
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È straziante sapere che un sia stato un 12enne kamikaze ad aver provocato nei giorni scorsi circa 50 morti, in gran parte bambini, e un centinaio di feriti, durante una cerimonia di nozze a Gaziantep, in Turchia, vicino al confine con la Siria. “Chiediamo il dono della pace per tutti”, ha detto il Papa nell’Angelus di domenica scorsa. Ma dov’è la pace oggi in quella che sembra una spaventosa staffetta degli orrori che, senza sosta, ha colpito Siria, Nizza, Parigi, Bruxelles, Istanbul… Perché non c’è pace?
Una interpretazione, che seppur di decenni fa può risultare attualissima, la offre madre Teresa di Calcutta, la suora albanese fondatrice delle Missionarie della Carità che il 4 settembre prossimo sarà canonizzata dal Papa in piazza San Pietro.
L’11 dicembre 1979, madre Teresa ricevette il premio Nobel per la pace, un riconoscimento per il suo servizio per e con i poveri, per il tempo speso con quelli che il mondo considerava “intoccabili”. Madre Teresa ha lavorato per la pace in molti modi essenziali: “Una caratteristica del suo lavoro è stato il rispetto dell’essere umano, per la sua dignità e il valore innato, il suo impegno per l’inviolabilità della dignità di ogni uomo”, si legge nella motivazione del premio.
A Oslo, ricevendo il prestigioso riconoscimento, la Santa però disse qualcosa di molto forte, che politicamente poteva suonare quasi ‘scorretto’, irripetibile: “Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa – disse la suora -. Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto. Tante persone sono molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa, dove tanti ne muoiono di malnutrizione, di fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo… è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”. “Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”, aggiunse madre Teresa che con le sue suore accolse centinaia di migliaia d bambini e di madri.
Il concetto di aborto come atto che mina alla pace, la Beata di Calcutta lo ripeté continuamente anche in altre grandi occasioni, di fronte ai potenti della terra, come i congressi all’Onu o la Conferenza mondiale di Pechino sulla donna. Nel 1992 in un discorso agli ‘Amici di tutta Italia’, per l’inaugurazione della prima culla per la vita, mise addirittura in relazione aborto e terrorismo: “Se una madre può uccidere il suo stesso figlio nel suo grembo, perché ci meravigliamo della violenza e del terrorismo che si sparge attorno a noi?”
Leggere oggi le parole di questa piccola grande donna provoca sicuramente un fastidio, ma certamente offre una risposta al male infinito che stiamo vivendo. Perché anche noi, oggi, possiamo essere come quei bambini-ragazzini innocenti vittime di un altro innocente, là dove meno te lo aspetti, a una festa di nozze, sulla Promenade de las Anglais a Nizza, o nel grembo della propria stessa madre.

20 August, 2016

“È il tempo dei laici!”. Parla il prefetto del nuovo Dicastero laici, famiglia e vita
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In quest’era in cui il laicato cattolico è in primo piano va promosso il matrimonio cristiano. E la vita, a tutti i livelli e a tutte le età, va protetta. Lo afferma monsignor Kevin Farrell, vescovo di Dallas, recentemente nominato da Papa Francesco prefetto del neonato Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. In un’intervista esclusiva a ZENIT, il presule di origine irlandese confida: “È sempre stato mio desiderio promuovere i laici e aiutarli a ritagliarsi il loro adeguato spazio nella Chiesa” e si sofferma sulle proprie aspettative e su quanto porterà della sua esperienza negli Stati Uniti. Farrell spiega anche come intende promuovere il matrimonio, la famiglia e la vita e parla delle sue speranze riguardo ai frutti degli ultimi due Sinodi sulla Famiglia, tenutisi in Vaticano, per guidare il lavoro del Dicastero.
***
Eccellenza, perché è stato necessario unire laici e famiglia in un unico dicastero?
Beh, questa è una domanda che andrebbe rivolta a qualcun altro… Comunque credo che si tratti di un modo di coordinare il ministero di tutto lo spirito di evangelizzazione della Chiesa riguardo a questi due o tre diversi aspetti, i quali, in fondo, hanno a che vedere con lo stesso argomento: riguardano la vita quotidiana del popolo di Dio, sia che essi siano laici, sia che siano single o sposati. È altrettanto importante, in questa fase, in questo preciso momento storico, che noi ci concentriamo notevolmente sul matrimonio e sulla famiglia. E penso che è proprio per questo che il Papa abbia scelto di convocare due sinodi sulle questioni del matrimonio e della famiglia, e di sottolineare la “gioia dell’amore” nella sua esortazione apostolica Amoris laetitia. Questo documento va promosso non sono in generale tra i laici, ma, in modo specifico, tra le famiglie, ovvero il luogo dove in genere i laici trovano la loro dimensione ideale. Quindi prego Dio che saremo in grado di promuovere questa esortazione apostolica e noi ci impegneremo in tal senso.
In che modo lei accoglierà l’eredità dei due Sinodi, nel suo nuovo ruolo dicasteriale?
Ritengo che questo documento orienterà il lavoro del nuovo Dicastero per molti anni a venire. Penso che questo Dicastero continuerà il lavoro già fatto dai due Pontifici Consigli (Laici e Famiglia, ndr) ma questo avverrà con una nuova visione ed una rinnovata energia. Il mio obiettivo sarà di comprendere esattamente ciò che ognuna di queste diverse sezioni fa e, con l’aiuto dei laici di tutto il mondo, valutare cosa potrà essere svolto meglio e con più efficacia in questa era all’insegna dei mass media e delle comunicazioni sociali.
D’altronde Papa Francesco ha suggerito che oggi è arrivato il momento dei laici…
Sì, è proprio così.
Allo stesso tempo il Santo Padre ha osservato che questo aspetto ancora non è rilevante nella Chiesa. Crede che con la creazione di questo Dicastero chi desidera una maggiore presenza dei laici nella Chiesa rimarrà soddisfatto? Ci sono esperienze particolari in tal senso che lei ha avuto nella sua diocesi a Dallas che porterà in Vaticano?
Anzitutto, io credo che questo sia il tempo dei laici. Papa Francesco vuole promuovere i laici a tutti i livelli dell’amministrazione della Chiesa. Tutti gli organi consultivi, all’interno della Chiesa o della Curia, necessitano di laici in ruoli speciali. Se si leggono gli statuti del nuovo Dicastero, per la prima volta si legge che i sottosegretari di ogni dipartimento debbano essere laici; e laici devono essere presenti pure negli organismi consultivi o in quelli che si occupano di promuovere organizzazioni internazionali, movimenti, studi e via dicendo. Questo lavoro noi l’abbiamo già compiuto nella mia diocesi a Dallas. Quando arrivai lì ho raccolto tutte le schede dei laici che potevano effettivamente svolgere qualche ministero. Il mio desiderio è sempre stato di promuovere il laicato e aiutarlo a ritagliarsi uno spazio adeguato nella Chiesa.
Pensa, dunque, che con la sua nomina la Chiesa universale riceverà una spinta in questi ambiti?
Spero, innanzitutto per mezzo del ministero, di poter trascorrere del tempo nell’analizzare e comprendere esattamente cosa si fa. Poi, da lì, farò chiaramente del mio meglio, con la consulenza dei laici, per implementare tutta l’attività. Qui negli Stati Uniti, quei ministeri sono ben organizzati. E io non sono in grado, al momento, di parlarle della situazione in Italia o nel resto del mondo ma certamente è mio desiderio promuovere il matrimonio e la vita umana a tutti i livelli e a tutte le età.
Ultima domanda: trasferendosi a Roma, ritiene che si aprirà un nuovo capitolo della sua vita?
Come può ben immaginare, è stata una grande sorpresa ed anche uno shock per me, al punto che mi servirà del tempo per adeguarmi a questa novità… Sono sicuro che i fedeli a Dallas (o quantomeno molti di loro) rimarranno rattristati all’idea di perdere il loro vescovo, come avviene in qualunque diocesi, e in questo momento dovrò farci i conti. Dopodiché, si andrà avanti e si inizierà questo nuovo capitolo. Non vedo l’ora di essere a Roma, è una città che amo, ci ho vissuto circa nove anni, e attualmente ci vive mio fratello Brian, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Anche questo sarà un cambiamento, perché, da sacerdoti non ci è mai capitato di lavorare nella stessa città, né nello stesso paese. Quindi, eccoci qua…



Mons. Kevin Farrell prefetto del nuovo Dicastero laici, famiglia e vita
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Si intitola Sedula Mater (Madre Premurosa) ed è il Motu Proprio pubblicato oggi – ma con data del 15 agosto, solennità dell’Assunzione di Maria – con il quale Papa Francesco istituisce ufficialmente il nuovo Dicastero per Laici, famiglia e vita. Si tratta del maxi organismo curiale in cui confluiranno il Pontificio Consiglio per la Famiglia e il Pontificio Consiglio per i Laici che cesseranno le loro funzioni stabilite dalla Pastor Bonus di Giovanni Paolo II e saranno soppressi dal prossimo 1° settembre 2016, essendo abrogati gli articoli 131-134 e 139-141 della succitata Costituzione apostolica del 28 giugno 1988.
Prefetto del nuovo Dicastero – di cui il Papa aveva approvato il 4 giugno ad experimentum gli statuti – è mons. Kevin Joseph Farrell, finora vescovo di Dallas, in passato appartenente alla Congregazione dei Legionari di Cristo come il fratello Brian, attuale segretario del Pontifico Consiglio per l’Unità dei cristiani. La nomina era stata anticipata su Twitter qualche minuto prima della pubblicazione del bollettino vaticano dall’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Ken Hackett, che cinguettava le congratulazioni al presule.
“La Chiesa, madre premurosa – si legge nel Motu Proprio – ha sempre, lungo i secoli, avuto cura e riguardo per i laici, la famiglia e la vita, manifestando l’amore del Salvatore misericordioso verso l’umanità. Noi stessi, avendo questo ben presente in ragione del Nostro ufficio di Pastore del gregge del Signore, ci adoperiamo prontamente a disporre ogni cosa perché le ricchezze di Cristo Gesù si riversino appropriatamente e con profusione tra i fedeli”.
A tal fine, scrive il Papa, “provvediamo sollecitamente a che i Dicasteri della Curia Romana siano conformati alle situazioni del nostro tempo e si adattino alle necessità della Chiesa universale”. In particolare, il pensiero si rivolge “ai laici, alla famiglia e alla vita, a cui desideriamo offrire sostegno e aiuto, perché siano testimonianza attiva del Vangelo nel nostro tempo e espressione della bontà del Redentore”.
Il Dicastero laici, famiglia e vita sarà disciplinato da speciali Statuti. “Quanto stabilito desideriamo che abbia valore ora e in futuro, nonostante qualsiasi cosa contraria”, afferma il Papa. Alla sezione per la Vita del neonato organismo sarà strettamente connesso la Pontificia Accademia per la Vita, con la quale lavorerà in piena sinergia.
L’istituzione del Dicastero fa parte del processo di riforma della Curia romana che il Pontefice argentino ha avviato sin dall’inizio del suo pontificato, sostenuto e coadiuvato dal lavoro del C9, il Consiglio di nove cardinali istituito proprio a tal fine. Della creazione di un Dicastero laici, famiglia e vita si parlava già da mesi nelle riunioni dei porporati, di pari passo all’altro maxi Dicastero ‘Carità, Giustizia e Pace’ che comprenderebbe le attuali competenze dei Pontifici Consigli Giustizia e Pace, Cor Unum, Operatori Sanitari, Migranti e Itineranti.
Da mesi si vociferava anche di una possibile nomina come prefetto di mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ma proprio Paglia è stato nominato oggi Gran Cancelliere del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per Studi su Matrimonio e Famiglia (ruolo finora svolto dal cardinale vicario Agostino Vallini), in deroga all’Art. 6 degli Statuti del medesimo Istituto, e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, succedendo a mons. Ignacio Carrasco de Paula.
Non resterà disoccupato neppure il cardinale Stanisław Ryłko, presidente del Dicastero per i Laici, che dovrebbe sostituire presto alla guida dell’arcidiocesi di Cracovia il cardinale Stanisław Dziwisz, che ha compiuto 77 anni lo scorso 27 aprile ed è dunque in ‘età pensionabile’.
Monsignor Kevin Joseph Farrell di anni ne ha invece 69, da compiere il prossimo 2 settembre. Nato a Dublino, in Irlanda, il presule ha frequentato l’Università di Salamanca in Spagna, e poi la Pontificia Università Gregoriana a Roma, ottenendo la licenza in filosofia e in teologia all’Università di San Tommaso a Roma. In seguito ha compiuto un Master all’Università di Notre Dame.
Nel 1966 è entrato nella Congregazione dei Legionari di Cristo nel 1966 ed è stato ordinato sacerdote il 24 dicembre 1978. A seguito dell’ordinazione sacerdotale, è stato Cappellano all’Università di Monterrey in Messico, professore degli studi economici, amministratore generale con la responsabilità per seminari e scuole dei Legionari in Italia, Spagna e Irlanda. Dal 1983 ha esercitato il ministero pastorale nella parrocchia di Saint Bartholomew a Bethesda in Washington.
Nel 1984 si è incardinato nell’arcidiocesi di Washington, dove ha ricoperto diversi incarichi, tra cui direttore del Centro Cattolico Spagnolo (1986); direttore esecutivo reggente delle organizzazioni Caritative Cattoliche (1987-1988); segretario per gli Affari Finanziari (1989-2001); parroco della Annunciation Parish (2000-2002).
Nominato vescovo titolare di Rusuccuru e ausiliare di Washington il 28 dicembre 2001, Farell ha ricevuto la consacrazione episcopale l’11 febbraio successivo. Dal 2001 ha svolto gli uffici di vicario generale per l’Amministrazione e moderatore della Curia. Il 6 marzo 2007 è stato promosso vescovo di Dallas.
In una nota pubblicata sul sito diocesano, il neo prefetto si dice “onorato che il Santo Padre abbia scelto me”. “Spero – aggiunge – di essere parte dell’importante opera della Chiesa universale nella promozione dell’apostolato dei laici, della pastorale della famiglia e nel sostegno alla vita umana”.
Rivolgendosi poi ai fedeli della diocesi statunitense che, dice, “è stata la mia casa per dieci anni”, il vescovo poi afferma: “La fede profonda, la gentilezza e la generosità della gente ha superato tutte le mie aspettative”; chiede dunque loro preghiere per questo “prossimo ed inaspettato capitolo” del suo sacerdozio.


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