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20 febbraio, 2017

Caso Unar, si dimette il direttore Francesco Spano
di - R.it


La bufera scatenata dopo il servizio delle Iene, secondo cui l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri avrebbe finanziato un'associazione dietro la quale sarebbe occultato il business del sesso a pagamento

ROMA - Il direttore dell'Unar, Francesco Spano, si è dimesso dal suo incarico. Spano è stato convocato nel pomeriggio a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, dopo un servizio de Le iene che ha denunciato un uso improprio dei fondi di palazzo Chigi: nel servisio si accusa l'Unar di aver finanziato un'associazione di persone omosessuali a cui fanno capo circoli nei quali si praticherebbe prostituzione maschile, e il direttore dell'Ufficio di essere socio di questa stessa associazione e dunque, secondo le accuse, in palese conflitto di interesse.

"Le dimissioni - si apprende da una nota - vogliono essere un segno di rispetto al ruolo e al lavoro che ha svolto e continua a svolgere l'Unar, istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, in recepimento alla direttiva comunitaria n. 2000/43 CE contro ogni forma di discriminazione... La Presidenza del Consiglio, per quanto non si ravvisino violazioni della procedura prevista e d'accordo con il dott. Spano, disporrà la sospensione in autotutela del Bando di assegnazione oggetto dell'inchiesta giornalistica, per effettuare le ulteriori opportune verifiche. I relativi fondi, comunque, non sono stati ancora erogati".

Le reazioni. Immediata la richiesta di chiarimento arrivata da più parti, mentre Centrodestra e Movimento stelle insorgono, chiedendo non solo le dimissioni del direttore, ma la chiusura dell'Ufficio: "Chiediamo che l'Unar, il sedicente 'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali' della Presidenza del Consiglio dei Ministri - dice Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia - venga chiuso oggi stesso. L'Italia non ha alcun bisogno di un 'ufficio' che con una mano finanzia un'associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento e con l'altra scrive lettere ai parlamentari per censurare il loro pensiero. Non un euro in più delle tasse degli italiani deve essere buttato per pagare lo stipendio a dei signori, come il direttore dell'Unar Spano, che in evidente conflitto d'interessi assegnano decine di migliaia di euro di soldi pubblici ad associazioni di cui sono soci. Fratelli d'Italia presenterà oggi stesso un'interrogazione urgente al Governo per chiedere la chiusura immediata dell'Unar e le dimissioni del suo direttore Spano".

Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega in Senato, e il senatore di Forza Italia Lucio Malan annunciano delle interrogazioni parlamentari. "Su questa cosa - afferma l'esponente della Lega - stavamo lavorando anche noi, pare che l'ente che si occupa delle discriminazioni, l'Unar, avrebbe finanziato una serie di associazioni contro la discriminazione. Una di queste associazioni ha delle sedi in cui si fanno i festini, ci sono delle dark room, ci sono anche episodi di prostituzione". "Non c'era bisogno del servizio delle Iene - sostiene Malan- per sapere che da tempo l'Unar agisce al di fuori della legge, occupandosi soprattutto di questioni LGBT, quando la legge che lo istituisce parla solo di rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o l'origine etnica. L'orientamento sessuale non è una razza o una etnia e pertanto tutte le attività dell'Unar in questo settore sono al di fuori della legge. Grazie alle Iene però, oggi sappiamo che cospicui finanziamenti sono stati concessi a una associazione che, a quanto ampiamente documentato dalla trasmissione televisiva, gestisce un locale a scopo di lucro, dove si pratica in grandissima prevalenza sesso, in forma collettiva, a pagamento".

Dello stesso avviso M5s: "Quello che emerge è uno scenario inquietante sul quale il sottosegretario Maria Elena Boschi deve dare immediate spiegazioni, anche al fine di chiarire se siano state compiute le opportune verifiche. Il sottosegretario Boschi, alla quale sono state affidate le deleghe per le Pari Opportunità, dipartimento da cui l'Unar dipende, ha valutato opportunamente i profili e le attività dell'associazione prima di erogare i finanziamenti pubblici? Su tutto questo la collega Fabiana Dadone sta per presentare un'interrogazione parlamentare".

Si unisce al coro di quanti chiedono la chiusura dell'ente Gianni Alemanno, segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità."Questa struttura si è sempre dimostrata inutile e pericolosa, un doppione del Dipartimento per le Pari Opportunità di Palazzo Chigi, che trova il suo ruolo solo come strumento estremista dell'ideologia Gender".

"La vicenda denunciata dal servizio delle Iene è gravissima e con ogni evidenza non ha nulla a che vedere con il contrasto alle discriminazioni al quale, stando alla sua denominazione, l'Unar dovrebbe essere preposto", ha dichiarato il senatore Gaetano Quagliariello, presidente di Idea. "Da tempo - prosegue - denunciamo inascoltati la deriva ideologica assunta da questa struttura, che ne rende l'esistenza inutile se non dannosa, ma ora ogni limite è stato superato e gli italiani hanno potuto vedere in che modo vengono spesi i loro soldi. Apprendiamo positivamente della convocazione del presidente dell'Unar da parte del sottosegretario Boschi. Ma ci aspettiamo - conclude Quagliariello - decisioni conseguenti e ultimative, commisurate alla gravità dei fatti".

Per il coordinatore del movimento Centristi per l'Europa, il deputato Gianpiero D'Alia, "è intollerabile che un Ente di governo che si occupa di contrasto alle discriminazioni finisca per finanziare chi si occupa di organizzare orge e prostituzione. Ciò che emerge dal servizio delle Iene sull'Unar è una brutta vicenda di soldi pubblici dati con sconcertante leggerezza a chi non merita niente altro che una denuncia. Che questo sia accaduto scientemente o per mancato controllo, si tratta in ogni caso di una truffa ai danni dello Stato che danneggia la credibilità di un'istituzione: non servono giustificazioni ma chiarezza e atti conseguenti".

Chiede sia fatta massima chiarezza "sui fondi che la Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso l'Unar ha assegnato ai progetti delle associazioni gay italiane GayLib, che ha sempre collaborato con le istituzioni investendo fondi privati, dei nostri militanti e soci utilizzati per raggiungere gli obiettivi principali della battaglia per i diritti civili lgbt: il riconoscimento delle unioni omoaffettive, la prevenzione e il serio contrasto, anche attraverso lo stretto contatto con le forze dell'ordine, di fenomeni di discriminazioni a sfondo omofobico ". Il presidente e il consiglio direttivo di GayLib, unica associazione gay da vent'anni militante nelle file del centrodestra italiano, intervengono così sulla realtà denunciata dal servizio della trasmissione di Italia Uno.

"Ci pare quindi più che legittimo il polverone e lo scandalo suscitato dai finanziamenti utilizzati per fini del tutto impropri - dice il segretario nazionale dell'associazione, Daniele Priori - e auspichiamo che il Governo e anche le forze dell'opposizione, pensiamo alla Consulta di Forza Italia per le Libertà Civili e i Diritti Umani, intervengano non per chiedere la soppressione delll'Unar, ma per verificare l'effettiva destinazione dei fondi e, se sarà il caso, chiederne la restituzione anche attraverso azioni legali. Ne va del buon nome del movimento gay italiano e di tutti quegli italiani gay e lesbiche che hanno lottato in maniera onesta e disinteressata per raggiungere il traguardo di civiltà di cui finalmente anche la comunità gay e lesbica italiana sta beneficiando".

Esposto del Codacons. Intanto il Codacons ha deciso di vederci chiaro sui finanziamenti erogati dell'Unar e ha presentato un esposto alla Corte dei Conti e alla Procura di Roma in cui si chiede di aprire un'indagine sull'utilizzo dei fondi pubblici da parte dell'ente. Dal canto suo, l'associazione ProVita Onlus sta valutando la possibilità di presentare un ricorso contro l'Ufficio Nazionale Antirazzismo "per avere illegittimamente
assegnato finanziamenti pubblici", una denuncia contro i rappresentati dello stesso Ufficio governativo per "abuso di ufficio" e una denuncia per "malversazione di fondi pubblici" contro le associazioni lgbt coinvolte

09 febbraio, 2017

Mestre, assunta donna incinta al nono mese: la aspetteremo
di - Leonardo.itNews


La maternità di solito viene vista come un ostacolo, un problema per chi cerca lavoro e soprattutto per chi assume. Del tutto controcorrente è invece la bella storia che arriva da Mestre, dove gli imprenditori di un’agenzia di web design hanno deciso di assumere Martina Camuffo, una 36enne incinta al nono mese.

La vicenda della giovane donna veneta può finalmente ridare speranza a tutte le donne in dolce attesa e alla ricerca di un’occupazione. Merito di un gruppo di imprenditori che non si sono fatti spaventare dalla maternità e hanno anzi deciso di far firmare un contratto a Martina Camuffo.

Samuele Schiavon, uno dei titolari dell’agenzia di web design The Creative Way di Mestre che ha compiuto l’assunzione insolita, almeno in Italia, hanno commentato sul Corriere della Sera dicendo: “Licenziarono mia moglie incinta, non sarò come loro”. Anche il suo socio e collega Stefano Serena è del tutto convinto della scelta fatta: “È la migliore, non ho dubbi, e voglio investire su di lei: aspetteremo”.

I due imprenditori di Mestre hanno quindi aggiunto: “A noi interessava l’obiettivo, a prescindere dalla situazione personale di Martina, volevamo proprio lei per le sue competenze e capacità”.

Martina Camuffo, cui mancano appena dieci giorni al nono mese di gravidanza, ha commentato la firma del contratto con entusiasmo, e anche una certa sorpresa, sempre dalle pagine del quotidiano, ricordando del colloquio fatto due mesi prima: “Appena Samuele mi ha chiamato l’ho avvisato subito della novità, gli ho detto che ero incinta di sette mesi e che avrei partorito a breve. La loro proposta era molto interessante e io ero felicissima che mi avessero contattato, ma immaginavo che l’opportunità sarebbe sfumata. Ci siamo incontrati, abbiamo scambiato qualche idea. E alla fine mi ha detto che era sua intenzione offrirmi un contratto. Quasi non ci credevo”.

Tra cinque mesi la donna, che presto diventerà madre per la seconda volta, potrà quindi cominciare il suo lavoro presso l’agenzia di Mestre. In futuro non sarebbe male se anche altri imprenditori seguissero l’esempio di The Creative Way.

22 gennaio, 2017

Troppi matrimoni nulli e inconsistenti. Serve ‘nuovo catecumenato’ per gli sposi
di -


Al problema del “moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”, Papa Bergoglio propone un antidoto: “Un nuovo catecumenato in preparazione al matrimonio”. Vale a dire “un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”, che sia “parte del processo sacramentale” come per il Battesimo.
Il Pontefice esprime tale indicazione nell’udienza di questa mattina a prelati uditori, ufficiali, avvocati e collaboratori del Tribunale della Rota Romana, ricevuti in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno Giudiziario. La sua riflessione è centrata sul contesto odierno che, “carente di valori religiosi e di fede, non può che condizionare anche il consenso matrimoniale”.
A preoccupare il Papa è quella “mentalità diffusa” che “tende ad oscurare l’accesso alle verità eterne” e “coinvolge, spesso in modo vasto e capillare, gli atteggiamenti e i comportamenti degli stessi cristiani la cui fede viene svigorita e perde la propria originalità di criterio interpretativo e operativo per l’esistenza personale, familiare e sociale”.
“Occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo”, osserva, come già in altre occasioni, Papa Bergoglio. “Quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante – dice – devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”. Anche perché “le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse”: alcuni “partecipano attivamente alla vita della parrocchia”; altri “vi si avvicinano per la prima volta”; alcuni “hanno una vita di preghiera anche intensa”. Poi ci sono coloro che sono invece “guidati da un più generico sentimento religioso”, o le persone “lontane dalla fede o carenti di fede”.
Di fronte a questa situazione, occorre trovare dei “validi rimedi”, afferma Francesco. Il primo è, senza dubbio, la “formazione dei giovani, mediante un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”. Oggi più che mai, una preparazione del genere “si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani”, rimarca il Pontefice citando la Familiaris consortio circa la necessità di “nuovo catecumenato”.
Alla luce dell’esortazione di Wojtyla, e anche delle direttive dei recenti Sinodi sulla famiglia, il Papa esprime l’auspicio che “la preparazione al matrimonio diventi parte integrante di tutta la procedura sacramentale del matrimonio, come antidoto – ha sottolineato il Papa – che impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”.
Di pari passo, come secondo rimedio, va fornito ai novelli sposi l’aiuto “a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. È necessario individuare, con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto”, sottolinea il Vescovo di Roma.
Tutta la comunità cristiana è chiamata in causa per “accogliere, accompagnare e aiutare” le giovani coppie, “offrendo occasioni e strumenti adeguati – a partire dalla partecipazione alla Messa domenicale – per curare la vita spirituale sia all’interno della vita familiare, sia nell’ambito della programmazione pastorale in parrocchia o nelle aggregazioni”.
Troppo spesso, “i giovani sposi vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini”, annota il Santo Padre. Al contrario, è “proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza e un forte sostegno spirituale, anche nell’opera educativa dei figli, nei confronti dei quali sono i primi testimoni e portatori del dono della fede”.
Per il Papa bisogna rendere “intelligibile e reale” la “sinergia tra foedus e fides”, passare, cioè, “da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale ab initio, cioè a partire dal cammino verso la pienezza del loro foedus-consenso elevato da Cristo a sacramento” .
“L’amore ha bisogno di verità”, conclude infine Bergoglio, richiamando le parole di Benedetto XVI nel suo ultimo discorso alla Rota Romana. “È quanto mai necessario approfondire il rapporto fra amore e verità. Solo in quanto è fondato sulla verità l’amore può perdurare nel tempo, superare l’istante effimero e rimanere saldo per sostenere un cammino comune. Se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo. L’amore vero invece unifica tutti gli elementi della nostra persona e diventa una luce nuova verso una vita grande e piena. Senza verità l’amore non può offrire un vincolo solido, non riesce a portare l’io al di là del suo isolamento, né a liberarlo dall’istante fugace per edificare la vita e portare frutto”.


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